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Cannabis light, dubbi di incostituzionalità sul divieto. Il ricorso del giudice: “Decida la Consulta”

Rassegna Stampa: del 03 Dicembre 2025 di di Michele Bocci, Viola Giannoli – da La Repubblica – Fonte: https://www.repubblica.it/cronaca/2025/12/03/news/corte_costituzionale_decisione_su_divieto_coltivare_vendere_cannabis_light-425018311/

L’articolo 18 del decreto Sicurezza finisce davanti alla Corte costituzionale, sulla base di un’ordinanza del gip di Brindisi. I produttori: “Finalmente c’è la possibilità di buttare giù una norma sbagliata”

La Consulta valuterà la costituzionalità del decreto Sicurezza. Dopo mesi di arresti e successive scarcerazioni di persone che coltivavano o commerciavano la cannabis light, un giudice, il gip di Brindisi, ha deciso di sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 18 del dl Sicurezza. Quello che appunto mette fuori legge anche la canapa che contiene cbd, sostanza considerata non drogante, e ha una bassa presenza, sotto la soglia dello 0,5%, di thc, il principio attivo classificato come sostanza stupefacente.

Il giudizio sull’articolo 18

Il giudice pugliese chiede di valutare la costituzionalità dell’articolo 18 nella parte in cui vieta “l’importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l’invio, la spedizione, la consegna, la vendita al pubblico e il consumo di prodotti costituiti da infiorescenze di canapa, anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché contenenti tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli olii da esse derivati, fatta salva la lavorazione delle infiorescenze per la produzione agricola dei semi”. Si tratta di prodotti agricoli e quindi, se non possono essere considerati droganti perché non contengono il thc, sarebbe impossibile limitare la loro circolazione, a prescindere dalla loro destinazione. E infatti in questi mesi gli arresti di produttori e rivenditori non hanno portato a condanne, anzi spesso i magistrati hanno scarcerato e restituiti i prodotti sequestrati. Quando l’ordinanza del gip di Brindisi sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, il processo sarà riassunto dalla Corte Costituzionale, che darà le sue indicazioni.

Il caso da cui parte il ricorso

Il ricorso nasce dal caso di un’azienda italiana che aveva prodotto in Bulgaria la cannabis light. Quando alcune tonnellate di merce sono arrivate nel porto di Brindisi per essere consegnate ai produttori che poi le avrebbero rivendute prevalentemente all’estero, l’Agenzia delle dogane le ha sequestrate. “Il pubblico ministero di Brindisi aveva disposto la distruzione di tutta la merce – spiega l’avvocato Lorenzo Simonetti, che ha seguito il caso – Io ho presentato l’opposizione al gip. Con l’occasione ho anche presentato due questioni di legittimità costituzionale. Il magistrato, che ringrazio per la sua sensibilità su un tema così delicato, ha mandato a tutto alla Corte costituzionale”. Simonetti spiega quale impatto potrà avere la decisione del giudice pugliese: “A questo punto diffonderà al massimo l’ordinanza di incostituzionalità, cosicché gli organi investigativi e i magistrati che si troveranno davanti a casi simili dovranno aderire al dubbio, finché non ci sarà la sentenza della Consulta”. Si dovrebbero quindi bloccare i sequestri e gli arresti di chi tratta la cannabis light. “Tra l’altro – aggiunge Simonetti – proprio il trattato del funzionamento unico dell’Unione europea garantisce la stabilità del commercio dei prodotti agricoli nel “mercato unionale”. Una cosa che sottolineerò di fronte alla Corte Costituzionale”. La Corte di Giustizia europea, tra l’altro, si sta già occupando del divieto italiano.

La soddisfazione dei produttori

Le associazioni di produttori avevano fin da subito criticato il decreto Sicurezza, perché la sua approvazione avrebbe bloccato un settore industriale. Il presidente degli Imprenditori canapa Italia, Raffaele Desiante, esprime quindi “soddisfazione per l’ordinanza del tribunale di Brindisi perché si apre, finalmente, la possibilità di buttare giù l’impianto sbagliato dell’articolo 18 per vizi di incostituzionalità”. Dalla canapa si producono tessuti, combustibili, materie plastiche e tanto altro ancora. I fiori da sempre erano considerati scarto, ma negli ultimi anni hanno iniziato ad avere un loro mercato. Vengono infatti utilizzati principalmente come sostanze rilassanti. C’è chi li usa per fare tisane, chi li fuma, chi usa un vaporizzatore. Si tratta della cannabis light, va specificato ancora, cioè di una sostanza che contiene una bassa quantità di thc, il principio drogante, ma tanto cbd. E’ nato così un settore commerciale dedicato, tra rivenditori e distributori automatici. Il governo, in particolare la Lega, ha dichiarato guerra alla cannabis light sostenendo che è pericolosa e chiedendo di inserire nel decreto sicurezza un articolo che cerca di vietarla.

Giravolta di FdI sulla cannabis light: un emendamento per salvarla, poi lo stop

Rassegna Stampa: del 05 Dicembre 2025di Giuseppe Colombo – da La Repubblica – Fonte: https://www.repubblica.it/politica/2025/12/05/news/cannabis_light_emendamento_fdi_governo-425022772/?ref=-BH-I0-P-S1-T1

La norma nella manovra per permettere la vendita e aggirare la Consulta. Ma il governo la ferma

Il blitz resiste appena un paio d’ore. Sono quelle in cui le opposizioni denunciano la capriola del governo sulla vendita della cannabis light. È a quel punto che da Palazzo Chigi parte l’ordine: stop all’emendamento alla manovra di FdI che ripristina il commercio delle «infiorescenze fresche o essiccate e derivati liquidi» per uso «da fumo o da inalazione». Un controllo stringente sulla canapa con un thc – il principio attivo classificato come sostanza stupefacente – inferiore allo 0,5% dato che la proposta, a firma del senatore Matteo Gelmetti, affida «le modalità per la vendita» all’Agenzia delle Dogane e monopoli.

Cannabis light, dubbi di incostituzionalità sul divieto. Il ricorso del giudice: “Decida la Consulta”

Da droga a prodotto da fumo, ecco l’effetto collaterale della proposta che puntava a ben altro. A «contrastare la diffusione e la vendita di prodotti a base di cannabis light», come i meloniani si affrettano a chiarire quando i parlamentari di PdM5SAvs e Più Europa festeggiano il passo indietro rispetto al decreto Sicurezza che ha introdotto il divieto di tutte le attività legate ai fiori di canapa. A prova della buona fede, il partito della premier cita la parte dell’emendamento che introduce una maxi-tassa del 40% sul prezzo di vendita al pubblico.

La proposta puntava anche a evitare una pronuncia della Corte costituzionale, che dovrà esprimersi sulla legittimità dell’articolo 18 del provvedimento che ha messo fuori legge anche la canapa con cbd, sostanza considerata non drogante e con una bassa presenza di thc. Era tutto pronto: l’introduzione, con la manovra, della nuova disposizione avrebbe tolto dal tavolo quella in vigore, rendendo impossibile la pronuncia dei giudici sulla richiesta sollevata dal gip di Brindisi. Anche i tempi giocavano a favore dei Fratelli, dato che la Finanziaria diventerà legge entro la fine dell’anno. Ma il piano è fallito. Anche per un’assenza di comunicazione tra FdI e Palazzo Chigi. Come Repubblica è in grado di ricostruire da un documento del governo, la presidenza del Consiglio ha comunicato il suo parere contrario al Mef il 30 novembre. Da qui la collocazione della proposta nella black list degli emendamenti da scartare: a pesare non solo la contrarietà di Chigi, ma anche quella dei ministri dell’Interno e della Salute. Tutti e tre hanno avanzato la stessa richiesta: cestinare il testo. Così sarà fatto. I meloniani ritireranno l’emendamento depositato al Senato. Dietrofront. Due volte. La cannabis light della destra resta illegale.