Percorso a ostacoli per la cannabis terapeutica, perché in Piemonte è così difficile averla gratis

Rassegna Stampa: 09 Giugno 2026 di Giulia Ricci – LA STAMPA – Fonte: https://www.lastampa.it/torino/2026/06/09/news/cannabis_terapeutica_piemonte_gratis_ostacoli_farmacie_asl-15652629/

Molte farmacie delle Asl rinunciano ad acquistarla, le associazioni: «Regole stringenti di confezionamento e conservazione»

Articolo integrale con l’intervista alla Presidente dell’Associazione ALMA STAR APS

“Costretta a giustificarmi con i carabinieri per la cannabis terapeutica, la colpa è dell’Asl”

Rassegna Stampa: 08 Giugno 2026 di Giada Lo Porto – La Repubblica – Fonte: https://torino.repubblica.it/cronaca/2026/06/08/news/paziente_convocata_carabinieri_cannabis_terapeutica_intervista-425395909/

Parla la donna malata di tumore che è stata convocata in caserma: “Era l’ultimo weekend libero prima della chemio, è stato uno stress notevole. Soffro di forti dolori, ho bisogno di alleviarli”

«Tra pochi giorni inizio la chemioterapia e ieri era l’ultima domenica in cui avrei potuto avere le forze per stare insieme a mio figlio di 4 anni, anche solo sul divano a guardare i cartoni animati. Invece ho dovuto passarla dai carabinieri, trascinando il mio deambulatore, per giustificare una terapia che lo Stato mi ha prescritto ma che non è in grado di garantirmi». Parla la quarantenne piemontese, affetta da un tumore e da una patologia rara, che utilizza cannabis terapeutica, regolarmente prescritta, e che ieri ha dovuto trascorrere due ore in una caserma dei carabinieri.

Quando ha ricevuto la telefonata di convocazione, qual è stato il suo pensiero?

«L’ho ricevuta sabato e mi sono agitata moltissimo. Per legge non potevano anticiparmi l’argomento al telefono. Per una persona fragile come me, tutto questo non aiuta: mi agito facilmente e, nella mia situazione, lo stress emotivo si traduce in un peggioramento dei sintomi. Avendo letto i giornali nei giorni scorsi, ho capito».

Che cosa ha provato, fisicamente e psicologicamente, nel sostenere più di due ore di colloquio?

«Per me è stato uno sforzo immane. Da un anno e mezzo vivo nell’ingiustizia di non ricevere la terapia fornita dall’Asl, così come spetterebbe per legge. Invece di sentirmi protetta da uno Stato che interviene per sanare questa ingiustizia, mi sono trovata quasi a dovermi giustificare perché non ricevo i farmaci e sono costretta a cercarli altrove. I carabinieri sono stati gentilissimi, molto rispettosi. Ma in un mondo giusto, al posto mio, in caserma doveva esserci chi in Regione Piemonte e nelle direzioni sanitarie si occupa di terapia del dolore. La domanda: perché non le fornite queste cure?».

Quanto le costa ogni mese curarsi?

«Spendo circa 300 euro al mese. Nel 2025 ho superato i 3 mila euro di spese sanitarie a mio carico».

Se questo canale di spedizioni a domicilio dovesse bloccarsi lei cosa farà?

«Non posso smettere di curarmi. Il dolore a volte è talmente forte da non concedermi tregua. Ci sono tanti momenti in cui scelgo di andare avanti solo perché ho dei figli. Lo Stato non può toglierci anche l’ultima possibilità di sollievo. Spero che la mia testimonianza aiuti a superare il pregiudizio che ancora esiste su questa terapia».

Malata di tumore convocata dai carabinieri per la cannabis terapeutica

Rassegna Stampa: 08 Giugno 2026 di Giada Lo Porto – La Repubblica – Fonte: https://torino.repubblica.it/cronaca/2026/06/08/news/malata_tumore_carabinieri_cannabis_terapeutica_farmacia-425395904/

La quarantenne piemontese costretta a andare in caserma come persona informata sui fatti per via di un’inchiesta su una farmacia che spediva gli stupefacenti a domicilio. Cera (Avs): “Clima da caccia alle streghe, impossibile accedere alle cure in buona parte del Piemonte”

È arrivata trascinando un carrellino, con il collo bloccato da un collare e la schiena sorretta da un tutore rigido. Dispositivi medici che per lei, quarantenne piemontese affetta da un tumore e da una patologia rara, sono compagni di una quotidianità segnata dal dolore. Ieri è stata convocata in caserma in provincia di Torino come “persona informata sui fatti”. Reato ipotizzato? Nessuno, per lei. La sua colpa è essere una paziente che utilizza cannabis terapeutica, regolarmente prescritta.

Oltre due ore di colloquio. Le domande: Perché la assume? Quali patologie ha? Chi è il suo medico? Richieste che — secondo la consigliera regionale di Avs, Valentina Cera, che l’ha accompagnata — smantellano il diritto all’anonimato sanitario, costringendo una cittadina fragile a giustificare davanti alle forze dell’ordine la terapia prescritta dallo Stato. Il caso torinese è solo la punta di un iceberg che ha travolto centinaia di malati in tutta Italia: anziani al terzo stadio tumorale, donne con sclerosi multipla, giovani che lottano contro l’anoressia. Emergono, inoltre, nelle ultime ore segnalazioni di convocazioni analoghe in diverse zone del Piemonte, che coinvolgerebbero anche ultrasettantenni.

Tutto parte da un blitz dei Nas in una farmacia di Ferrara che spedisce i preparati in tutta Italia. Secondo quanto filtra da fonti investigative, gli inquirenti ipotizzano che alcune spedizioni siano avvenute senza ricetta, ma il vero nodo è più profondo: la consegna a domicilio di sostanze stupefacenti, seppur a uso medico, è vietata alle normali farmacie da una circolare del ministero della Salute del 2020, blindata successivamente da una sentenza del Consiglio di Stato. La consegna può avvenire solo tramite “enti o imprese autorizzate”, categoria in cui le farmacie non rientrano.

In Italia, solo mille farmacie su 21 mila trattano la cannabis medica. In larghissime parti del territorio piemontese, trovarla — spiegano i pazienti — è impossibile. Chi ha diritto all’erogazione gratuita dal Servizio sanitario nazionale si trova davanti a un vicolo cieco: o interrompe la terapia, o spende centinaia di euro al mese nel mercato privato, ordinandola da farmacie che la spediscono a casa.

«Siamo di fronte a un clima infame di sospetto — denuncia la consigliera Valentina Cera — a una caccia alle streghe alimentata dal dibattito sul Dl Sicurezza». Il controsenso: lo Stato prescrive la cura, non la garantisce sul territorio, vieta di riceverla a domicilio e, infine, sempre lo Stato convoca il malato in caserma. «Mi chiedo — aggiunge Cera — com’è possibile che si possa chiedere anche solo un elenco di pazienti. Mi rivolgo poi all’assessore alla Sanità Federico Riboldi: non è possibile che non ci sia accesso a queste terapie in larghe parti del territorio piemontese e che chi ne ha diritto debba pagarseli e finisca anche in caserma».

Cera annuncia che porterà la vicenda in Consiglio regionale. «Se servisse a garantire il diritto alla cura di queste persone — conclude — sarei pronta perfino a mettere a disposizione il mio ufficio istituzionale presso il Consiglio regionale per ricevere le spedizioni dei medicinali destinati ai pazienti».