“Costretta a giustificarmi con i carabinieri per la cannabis terapeutica, la colpa è dell’Asl”

Rassegna Stampa: 08 Giugno 2026 di Giada Lo Porto – La Repubblica – Fonte: https://torino.repubblica.it/cronaca/2026/06/08/news/paziente_convocata_carabinieri_cannabis_terapeutica_intervista-425395909/

Parla la donna malata di tumore che è stata convocata in caserma: “Era l’ultimo weekend libero prima della chemio, è stato uno stress notevole. Soffro di forti dolori, ho bisogno di alleviarli”

«Tra pochi giorni inizio la chemioterapia e ieri era l’ultima domenica in cui avrei potuto avere le forze per stare insieme a mio figlio di 4 anni, anche solo sul divano a guardare i cartoni animati. Invece ho dovuto passarla dai carabinieri, trascinando il mio deambulatore, per giustificare una terapia che lo Stato mi ha prescritto ma che non è in grado di garantirmi». Parla la quarantenne piemontese, affetta da un tumore e da una patologia rara, che utilizza cannabis terapeutica, regolarmente prescritta, e che ieri ha dovuto trascorrere due ore in una caserma dei carabinieri.

Quando ha ricevuto la telefonata di convocazione, qual è stato il suo pensiero?

«L’ho ricevuta sabato e mi sono agitata moltissimo. Per legge non potevano anticiparmi l’argomento al telefono. Per una persona fragile come me, tutto questo non aiuta: mi agito facilmente e, nella mia situazione, lo stress emotivo si traduce in un peggioramento dei sintomi. Avendo letto i giornali nei giorni scorsi, ho capito».

Che cosa ha provato, fisicamente e psicologicamente, nel sostenere più di due ore di colloquio?

«Per me è stato uno sforzo immane. Da un anno e mezzo vivo nell’ingiustizia di non ricevere la terapia fornita dall’Asl, così come spetterebbe per legge. Invece di sentirmi protetta da uno Stato che interviene per sanare questa ingiustizia, mi sono trovata quasi a dovermi giustificare perché non ricevo i farmaci e sono costretta a cercarli altrove. I carabinieri sono stati gentilissimi, molto rispettosi. Ma in un mondo giusto, al posto mio, in caserma doveva esserci chi in Regione Piemonte e nelle direzioni sanitarie si occupa di terapia del dolore. La domanda: perché non le fornite queste cure?».

Quanto le costa ogni mese curarsi?

«Spendo circa 300 euro al mese. Nel 2025 ho superato i 3 mila euro di spese sanitarie a mio carico».

Se questo canale di spedizioni a domicilio dovesse bloccarsi lei cosa farà?

«Non posso smettere di curarmi. Il dolore a volte è talmente forte da non concedermi tregua. Ci sono tanti momenti in cui scelgo di andare avanti solo perché ho dei figli. Lo Stato non può toglierci anche l’ultima possibilità di sollievo. Spero che la mia testimonianza aiuti a superare il pregiudizio che ancora esiste su questa terapia».