Canapa light, tribunali e Cassazione frenano il decreto sicurezza

Rassegna Stampa: di Redazione ITALIA OGGI del 20/11/2025 – Fonte: https://www.italiaoggi.it/diritto-e-fisco/diritto-e-impresa/canapa-light-tribunali-e-cassazione-frenano-il-decreto-sicurezza-k816zomo?refresh_cens

Crescono i sequestri di coltivazioni di canapa sativa, ma i magistrati evidenziano criticità nella normativa, sottolineando l’assenza di offensività quando i derivati non sono droganti. Presentato un ddl per chiarire le norme e proteggere oltre 3.000 imprese e 20.000 lavoratori da sequestri ingiustificati

Stop ai sequestri di intere coltivazioni di fiori di canapa sativa, imposto dal Decreto Sicurezza. La nuova normativa sta infatti generando grande incertezza nel settore, mettendo a rischio migliaia di imprese. La legge 242/16 che disciplina la coltivazione legale della canapa sativa, e che il Dl Sicurezza non ha cancellato, pare porsi in contrasto con le nuove disposizioni: “con l’approvazione del decreto Sicurezza (decreto-legge 11 aprile 2025, n.48) ci troviamo davanti a un quadro normativo carente, vuoto, che sta provocando una serie di conseguenze. La più grave è quella di non fare distinzione tra chi produce legalmente e chi produce invece in maniera illecita”, spiega la senatrice Sabrina Licheri, capogruppo in commissione Industria e attività produttive per il Movimento5Stelle, che ha presentato in Senato un progetto di legge (AS 1676) per cercare di mettere dei paletti all’attività di magistratura e forze dell’ordine e fare chiarezza su un comparto economico, quello della produzione di canapa sativa, disciplinato dalla legge 242/16, che coinvolge più di 3.000 imprese, oltre 20mila addetti con ricavi, compreso l’indotto, di circa 2 miliardi di euro. “Sono diventati sempre più numerosi i sequestri, e i relativi dissequestri di piante e infiorescenze perché rivelatisi poi assolutamente in regola. Intanto, però, i produttori e le aziende vedono pregiudicati mesi di lavoro, piante e ricavi. Non è accettabile. Le imprese e i lavoratori hanno bisogno di certezze e garanzie non di crociate ideologiche”.

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La legge 242/16 e la coltivazione legale della canapa

La normativa italiana insomma, continua a vietare l’utilizzo di foglie e infiorescenze di cannabis, anche quando il principio attivo stupefacente si mantiene al di sotto dei limiti stabiliti dall’Unione Europea. Questo divieto, ha detto un paio di giorni fa il Consiglio di stato, contrasterebbe con le disposizioni europee che, invece, permettono la libera circolazione e l’impiego delle varietà agricole regolarmente iscritte nel catalogo comune europeo. L’articolo 18 del Decreto Sicurezza, introducendo il comma3-bis all’articolo 2 della legge 2 dicembre 2016, n.242, ha stabilito che «sono vietati l’importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l’invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze della canapa coltivata ai sensi del comma 1 del presente articolo, anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché di prodotti contenenti o costituiti da tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli oli da esse derivati. Si applicano le disposizioni sanzionatorie previste dal titolo VIII del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n.309. È consentita solo la lavorazione delle infiorescenze per la produzione agricola dei semi di cui alla lettera g-bis) del comma 2».

Lollobrigida aveva annunciato una circolare di interpretazione autentica

Lo stesso ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, rispondendo lo scorso 9 luglio a un question time alla Camera dei Deputati, aveva ammesso che ci sono dei dubbi interpretativi sull’art.18 e che avrebbe emanato una circolare di interpretazione autentica. La norma del decreto sicurezza, infatti, ribadisce divieti già esistenti, mentre “la coltivazione e la commercializzazione della pianta, nella sua interezza comprensiva quindi delle infiorescenze, è lecita e resta consentita per le finalità previste dalla legge”.

Il numero dei sequestri sono aumentati ma i tribunali li dichiarano inammissibili

Nonostante però le rassicurazioni del ministro, in questi mesi sono aumentati i sequestri di intere piantagioni, spesso accompagnati dalla distruzione preventiva delle piante, con conseguente apertura di procedimenti penali nei confronti degli esercenti senza accertare se i prodotti coltivati avessero o meno sviluppato sostanze droganti. Ed è proprio la mancanza di offensività in concreto l’elemento su cui i Tribunali stanno mettendo un freno, suffragati in questo dai giudici di Cassazione che di recente hanno ribadito “ampie criticità in punto di determinatezza ed offensività della condotta, con prefigurabilità di una (ri)lettura giudiziale dell’articolo 18 che possa escludere, sulla base del principio di concreta offensività della condotta la penale rilevanza dei fatti relativi alle infiorescenze prodotte dalla coltivazione di cannabis sativa per difetto dell’elemento dell’offesa, quando il derivato sia, in concreto, privo di efficacia drogante o psicotropa” (Relazione n. 33/2025 del 23-6-2025). In effetti, il sequestro preventivo di intere coltivazioni, avendo come immediata conseguenza l’apertura di un procedimento penale, comporta non solo oneri legali e produttivi per l’esercente, ma, se prolungato per mesi in attesa delle analisi di laboratorio, tempi non compatibili con la prosecuzione dell’attività di impresa.

La Svizzera vuole legalizzare la cannabis

Rassegna Stampa: 18 Novembre 2025 di Mario Catania – L’Indipendente – Fonte: https://www.lindipendente.online/2025/11/18/la-svizzera-vuole-legalizzare-la-cannabis/

La Commissione Federale per la Sanità svizzera ha approvato una legge per la legalizzazione della cannabis, che verrà discussa nei prossimi mesi. Il risultato è frutto di un percorso intrapreso dalla Svizzera oltre trent’anni fa e che l’ha portata, nel 2021, a iniziare a sperimentare la vendita controllata di cannabis ad uso adulto. Dopo i primi risultati positivi dei progetti pilota avviati in città come Basilea, Zurigo e Losanna, ora l’iter parlamentare per una legge nazionale di legalizzazione ha preso il via, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la salute pubblica e i minori, riducendo il mercato nero e i rischi per la salute.

Correvano gli anni ’90 quando la Svizzera, da sempre liberale nei confronti della cannabis e del suo utilizzo, venne soprannominata la Giamaica delle Alpi. Senza nessuna regolamentazione particolare in Ticino diversi negozianti avevano iniziato a vendere infiorescenze di cannabis con livelli medio-alti di THC, come profumatori per armadi ed ambienti. Un’operazione resa possibile da un vuoto legislativo che aveva messo in moto due processi: la nascita del primo settore moderno su larga scala di produzione di cannabis, con serre e capannoni sterminati, e la gran parte dei contadini svizzeri trasformati nel giro di due anni in canapicoltori, e il flusso interminabile di “turisti”, specialmente italiani, che andavano oltreconfine per godere dei frutti della pianta delle meraviglie, non di rado cercando – con scarso successo vista la solerzia delle dogane – di riportare a casa un po’ di quelle verdi emozioni. L’esperimento durò pochi anni e fu stroncato da diverse procure che, di punto in bianco, arrestarono produttori e rivenditori. Ma il piglio antiproibizionista del Paese neutrale per eccellenza, che prospera nel cuore dell’Europa senza far parte dell’unione, non si è mai spento. E oggi, mentre diversi esperimenti di legalizzazione sono attivi in città come Zurigo, Berna, Basilea e Losanna, la Commissione federale per la Sanità, forte dei primi buoni risultati ottenuti, ha approvato una legge per la legalizzazione della cannabis, che si discuterà nei prossimi mesi.

Il 15 maggio del 2021 la legge federale svizzera sugli stupefacenti viene modificata per permettere studi pilota con la vendita controllata di cannabis ad uso adulto. Siccome però la legge prevede che venga utilizzata solo cannabis biologica espressamente prodotta nel Paese elvetico, la partenza vera e propria è il febbraio del 2023, con la città di Basilea, a cui hanno poi fatto seguito Zurigo, Losanna e altri, per un totale di 6 progetti ad oggi autorizzati. Il più grande è quello della città di Zurigo, che è appena stato rinnovato fino al 2028 e attualmente coinvolge 2300 persone che aumenteranno fino a 3 mila. Tutti i progetti prevedono la vendita, in farmacia o negozi appositi, di infiorescenze di cannabis, alcuni anche hashish, estratti, prodotti edibili e cartucce per le vape-pen. I partecipanti devono rispondere a diversi criteri (cittadinanza nel cantone, già consumatore di cannabis, etc). Dopo i colloqui per l’idoneità, si riceve una tessera di ammissione allo studio, che consente di accedere ai punti vendita autorizzati. Una volta selezionato, al partecipante viene assegnato un profilo da seguire: monitoraggio del consumo, questionari periodici e raccolta dati attraverso strumenti validati nella fase di ricerca.

Nel frattempo stanno già arrivando i primi risultati, come quelli del Grashaus Project, in corso a Basilea, dai quali si evince che la prima tendenza riscontrata è quella dello spostamento dei consumatori verso vendite regolamentate e metodi di consumo “a basso rischio”, come prodotti edibili ed estratti, con un calo del mercato nero fino al 50%. Il professor Michael Schaub, direttore scientifico dell’Istituto svizzero per le dipendenze, che dirige lo studio, ha commentato così: “Il fatto che abbiamo potuto registrare tali primi successi, anche grazie a una consulenza professionale mirata nei punti vendita, è uno sviluppo promettente. Perché l’obiettivo del progetto pilota, ovvero mettere a disposizione dei consumatori prodotti sicuri e di alta qualità provenienti da fonti controllate e quindi ridurre al minimo in particolare i rischi per la salute, è ovviamente sempre al centro dell’attenzione. Speriamo di destigmatizzare l’uso della cannabis e di creare una base basata sull’evidenza per l’ulteriore dibattito sulla legalizzazione in Svizzera”.

Nel frattempo però, senza nemmeno aspettare la fine di questi progetti sperimentali, che hanno una durata media di 5 anni, in Svizzera è stata approvata dalla Commissione federale una legge per la legalizzazione della cannabis. La fase di consultazione pubblica è stata aperta il 29 agosto e si è chiusa il primo dicembre 2025. Da lì è iniziata la discussione parlamentare, che durerà circa due anni, prima dell’approvazione finale. “La salute pubblica e la tutela dei minori dovrebbero essere al centro di una rinnovata politica sulla cannabis. Agli adulti dovrebbe essere garantito un accesso alla cannabis rigorosamente regolamentato”, si legge in un comunicato del Parlamento svizzero che spiega la bozza di legge, che prevede di rendere legale l’autoproduzione casalinga di cannabis, divieto di pubblicità e vendita ai minori e controlli rigorosi sulla qualità. Le novità riguarderebbero il fatto che lo Stato vuole assicurarsi che il sistema non generi incentivi commerciali al consumo. E quindi prevede dispensari nei vari cantoni, con apposita licenza, ma che per la vendita online si prospetta un unico sito gestito dal governo. Inoltre le vendite sono orientate verso un modello non-profit, regolato dallo Stato, che prevede che i profitti vengano reinvestiti “nella prevenzione, nella riduzione del danno e nel supporto alle dipendenze”. Altro discorso per coltivatori e produttori, per i quali “dovrebbe essere consentita la produzione commerciale a scopo di lucro”.

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.