Canapa, la Cassazione boccia il divieto: rischi di incostituzionalità e procedura d’infrazione Ue

Raccolta Stampa: 28 Giugno 2025 di Paolo Dimalio – Il Fatto Quotidiano – Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/06/28/cannabis-light-cassazione-divieto-incostituzionalita-news/8041997/

La relazione degli Ermellini: nessuna evidenza scientifica sull’effetto drogante e incompatibilità con le regole Ue. Leso il diritto degli imprenditori a pianificare investimenti: in pericolo 30 mila posti di lavoro

La relazione del massimario della Cassazione – pubblicata il 23 giugno – fa a pezzi il divieto per la cannabis light: ovvero il “famigerato” (per gli imprenditori della canapa) articolo 18 del decreto sicurezza. Approvato l’11 aprile, da quel giorno i negozi che vendono le infiorescenze della canapa a basso contenuto di thc rischiano l’incriminazione per droga. Identica minaccia incombe sui coltivatori della canapa. Ora gli ermellini elencano punto per punto tutte le criticità del provvedimento, esprimendo forti dubbi sul rispetto della Carta costituzionale e del diritto europeo. I giudici chiariscono anche l’impatto sociale di una norma che può azzerare l’intero comparto industriale della canapa: in gioco ci sono 30mila lavoratori, 150 milioni di gettito fiscale per un fatturato di 500 milioni l’anno. Di colpo, grazie al governo, le imprese hanno dovuto annullare ordini di esportazione che coprono il 90% del mercato delle infiorescenze. Anche per questo i dubbi di legittimità costituzionale appaiono fondati, secondo i giudici di Cassazione.

Ad essere violato è il “principio di affidamento del privato”: ovvero la possibilità, da parte di un’azienda, di fare affidamento sulle norme vigenti per avviare investimenti e pianificare il futuro, senza il rischio che il legislatore cambi, “se non in maniera ragionevole”. E gli ermellini non sono affatto sicuri che la sterzata di Meloni sulla canapa, con il bando totale delle infiorescenze, sia “ragionevole”. In primis perché mancano dati certi. Anzi, scrive la Cassazione, “le evidenze scientifiche dimostrano l’assenza di effetti droganti quando il principio attivo della cannabis si collochi al di sotto delle percentuali di Thc” indicate dalla legge: 0,2%, con soglia di tollerabilità fino allo 0,6%. Dunque cade la ratio stessa dell’articolo 18: evitare che il fiore della canapa “possa favorire, attraverso alterazioni dello stato psicofisico, comportamenti che espongano a rischio la sicurezza, l’incolumità pubblica ovvero la sicurezza stradale”.

⁠  ⁠Senza dati scientifici, verrebbe violato un altro obbligo costituzionale: la “determinatezza della legge penale”, cioè il divieto di incriminazioni “che non siano suscettibili di essere accertati e provati nel processo”. Senza la prova scientifica che la cannabis light abbia effetto stupefacente – suggeriscono i giudici – come si giustifica un processo per droga? Invero, la ricerca scientifica sostiene l’esatto contrario: il carattere innocuo della canapa a basso tenore di Thc. Anche per questo il fiore della canapa è legale in tutta Europa. Non solo, la Politica agricola comune (Pac) incentiva i coltivatori della canapa con bandi e finanziamenti pubblici. Dunque i giudici sottolineano “l’esposizione del nostro Paese alla procedura di infrazione” da parte dell’Ue.

La relazione della Cassazione espone un altro paradosso del bando al fiore. Ovvero l’eccezione prevista per la produzione dei semi: questi ultimi (legali) si trovano dentro le infiorescenze (illegali). Da qui il rebus per gli imprenditori minacciati da un’accusa per droga: come potranno provare, in un eventuale processo, che il fiore serviva solo per i semi? Per i giudici occorrerà munirsi di “contratti di conferimento a imprese individuate o autorizzate”.

Di fatto, molti imprenditori preferiscono chiudere bottega e volare all’estero. Anche Coldiretti, di solito vicina a palazzo Chigi, ha criticato il provvedimento. Forza Italia ha protestato in Europa e la Lega in Veneto, nella Conferenza delle Regioni e province autonome. Ma Giorgia Meloni e Alfredo Mantovano hanno tirato dritto. Tecnicamente, poiché la norma incide sul mercato europeo, il governo aveva l’obbligo di comunicarne il contenuto alla Commissione Ue, attraverso la cosiddetta procedura Tris. Invece non lo ha fatto, come per la carne coltivata. Risultato: per i giudici nazionali dovrebbe essere inapplicabile, perché il diritto comunitario viene prima. Non è detto che Meloni sia d’accordo. Al tribunale di Firenze pende il primo ricorso contro l’articolo 18 del decreto sicurezza: in attesa che il giudice fissi l’udienza.

Cannabis, primi sequestri e contestazioni di spaccio agli imprenditori del settore

Rassegna Stampa: 18 Giugno 2025 di Alessandra Ziniti – La Repubblica – Fonte: https://www.repubblica.it/cronaca/2025/06/18/news/cannabis_primi_sequestri_accusa_spaccio_imprenditori-424676394/?ref=RHLM-BG-P3-S1-T1-fattidelgiorno22

Simona Giorgi ed Emiliano Del Ferraro gli imprenditori colpiti dal provvedimento dell’autorità giudiziaria dopo l’approvazione del decreto sicurezza. Magi ( + Europa) annuncia ricorso alla Corte Costituzionale

Simona Giorgi ed Emiliano Del Ferraro sono i primi due imprenditori della cannabis colpiti dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria dopo l’approvazione del decreto sicurezza che ha dichiarato fuorilegge tutti i prodotti da infiorescenze equiparandoli alle droghe leggere.

Giorgi e Del Ferraro nei giorni scorsi si sono visti sequestrare la loro produzione, un provvedimento motivato nel decreto proprio con la presenza del principio attivo proibito nella merce in loro possesso.

E’ il caso pilota di quello che toccherà un comparto che dà lavoro in Italia a 10.000 persone e che il decreto sicurezza ha di fatto reso illegale.

L’avvocata Paola Bevere, che rappresenta i due produttori con un’azienda tra Roma e Latina, ritiene che il decreto dovrebbe essere immediato disapplicato in quanto in contrasto con la normativa europea e con diverse sentenze della Corte di giustizia europea che ritiene non punibile l’uso di prodotti da infiorescenza.

Giorgi e Del Ferraro saranno presenti oggi davanti a Montecitorio insieme al segretario di + Europa Riccardo Magi e alla presidente di Meglio Legale Antonella Soldo per annunciare nuove iniziative contro il decreto sicurezza a cominciare dalla presentazione di un ricorso alla corte costituzionale contro il decreto sicurezza.

Motociclista positivo alla cannabis, il giudice smentisce Salvini e gli restituisce la patente

Rassegna Stampa: 17 Giugno 2025 By Thomas Usan – La Stampa – Fonte: https://www.lastampa.it/asti/2025/06/17/news/cannabis_restituita_patente-15195291/?ref=LSHA-BH-P2-S2-T1

È primo caso in Piemonte, il secondo in Italia, da quando è in vigore il nuovo decreto. A marzo l’udienza

Motociclista positivo alla cannabis, il giudice smentisce Salvini e gli restituisce la patente

Viene trovato positivo alla cannabis dopo un incidente e gli sospendono la patente: fa ricorso e il tribunale gliela restituisce perché «è lucido». L’episodio è avvenuto ad Asti e si tratta del primo caso in Piemonte, il secondo in tutta Italiadopo l’entrata in vigore del nuovo codice della strada fortemente voluto dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini.

Cosa è successo

Come spiega a La Stampa il suo avvocato Jacopo Evangelista, il motociclista aveva fatto un incidente un mese mezzo fa, «in cui era risultato come la parte lesa». Una volta portato all’ospedale, l’uomo è stato soggetto a diversi esami medici, da cui è risultata la positività ai cannabinoidi. La polizia giudiziaria aveva incaricato la struttura anche di procedere con gli accertamenti sulla persona: ma il motociclista non è risultato «in stato di alterazione né da sostanze stupefacenti né da alcool» racconta il legale.

La restituzione della patente

All’uomo viene revocata la patente, secondo il nuovo codice della strada: «Prima della riforma era necessario che la persone fosse positiva ai cannabinoidi e in stato di alterazione. Ora quest’ultima condizione è stata tolta» sottolinea Evangelista.

Il motociclista però decide, usando il referto medico, di impugnare il provvedimento della prefettura poiché «il gip del tribunale di Pordenone ha sollevato la legittimità alla Corte costituzionale di questa parte del decreto Salvini».

Da questo presupposto il giudice di pace ha fissato l’udienza a marzo, in attesa che la Consulta si pronunci sulla questione. Nel frattempo però il tribunale ha restituito la patente.

Il decreto sicurezza spazza via i produttori di canapa del Piemonte: “Ci chiudono per ideologia”

Rassegna Stampa: 06 Giugno 2025 – Giulia Ricci – La STAMPA – Fonte: https://www.lastampa.it/torino/2025/06/06/news/decreto_sicurezza_stop_canapa_piemonte-15179513/

Accesa audizione in Regione, l’attacco di Avs e M5S: «Così si chiude un indotto da 25 milioni di euro e 1200 lavoratori»

Un indotto da 25 milioni di euro, 1200 dipendenti il cui 70% è sotto i 40 anni e un’eccellenza a livello europeo. Il mercato della canapa in Piemonte, dagli agricoltori ai negozianti, lancia un grido d’allarme: «Il decreto sicurezza ci ucciderà, mentre noi produciamo e commercializziamo un prodotto che non ha alcun effetto psicotropo. Chiediamo un tavolo di lavoro permanente».

Il provvedimento appena approvato dal governo Meloni, infatti, all’articolo 18 vieta la lavorazione, la distribuzione e la vendita delle infiorescenze della canapa coltivata e dei suoi derivati. Ma molti, essendo un’attività nuova, non hanno nemmeno un codice Ateco a cui ricorrere per chiedere eventuali ristori in caso di chiusura. Questo il centro della commissione regionale di ieri, a Palazzo Lascaris, dove sono stati auditi i rappresentanti del settore.


Settore agricolo e impatto economico: un miliardo di euro a rischio

«Questo provvedimento getta nell’incertezza un intero comparto agricolo – osserva il presidente di Cia Piemonte, Gabriele Carenini – come se la canapa fosse sinonimo di droga. Il comparto della canapa già oggi conta a livello nazionale oltre 23 mila occupati e ha un impatto economico diretto pari a quasi un miliardo di euro l’anno, con un altro miliardo aggiuntivo a livello indiretto.

Un settore ad alto valore aggiunto e, soprattutto, dall’enorme potenziale produttivo tra cosmesi, erboristeria, florovivaismo, bioedilizia, tutti impieghi tra l’altro ampiamente riconosciuti dalla legislazione europea. Non vogliamo la cassa integrazione di Stato, ma poter lavorare e produrre. Il governo ci ripensi».


Coltivazioni piemontesi e normative poco chiare

Nel solo Piemonte, le coltivazioni di canapa in pieno campo occupano una superficie di oltre settanta ettari, un dato probabilmente sottostimato, in quanto non comprensivo delle coltivazioni in serra e indoor.

«Le aziende – rileva il presidente provinciale di Cia Agricoltori delle Alpi, Luigi Andreis – ora si trovano nell’angoscia di dover scegliere se cessare l’attività, licenziare e mandare all’aria gli investimenti, oppure sfidare la legge, che non è chiara, perché non distingue tra ciò che si può e non si può fare. L’infiorescenza rappresenta la quasi totalità del business legato alla canapa. L’indeterminatezza della normativa italiana, fa sì che anche la filiera della bioedilizia si debba rivolgere all’estero per importare la canapa da fibra».


Le opposizioni attaccano: «Nessun effetto psicotropo, solo propaganda»

Con loro anche le opposizioni in Consiglio regionale: «Come ci hanno spiegato più volte – sottolinea Valentina Cera di Avs – nell’inflorescenza della canapa non c’è alcuna sostanza psicotropa, è come parlare di camomilla. Inoltre, non si può separare la pianta dal fiore, che serve per tantissimi settori, dall’alimentare ai tessuti alla cosmetica: è questo che rappresenta il 90% del fatturato.

Il governo Meloni vuole mandare un intero settore agricolo e giovane all’aria per pura ideologia, anzi, propaganda. Chiederemo che, come l’Emilia-Romagna, il Piemonte chieda l’impugnazione dell’articolo 18».


M5S: «Una svolta autoritaria, il Piemonte colpito»

«Altro che Decreto sicurezza, meglio chiamarlo Decreto vergogna – attaccano Sarah Disabato e Alberto Unia del M5S –. Una vera e propria svolta autoritaria da parte del governo, che ha deciso scientemente di colpire una delle filiere agricole più innovative e sostenibili degli ultimi anni.

Il Piemonte da solo rappresenta il 10% dell’intero settore, nel quale sono numerose le aziende agricole e commerciali attive nella filiera della canapa. Abbiamo posto – come previsto dal regolamento – una domanda articolata che ha raccolto in sé tutte le contraddizioni della norma: dal divieto totale sulle infiorescenze, alla sproporzione delle sanzioni penali, fino al rischio di incostituzionalità e violazione delle direttive europee.

Non meno importanti sono le ricadute ambientali del provvedimento: colpire la canapa significa colpire una coltura a bassissimo impatto idrico, rigenerante per i suoli, e ad alto assorbimento di anidride carbonica. Il governo ha trasformato una questione agricola e industriale in un terreno di propaganda ideologica. Ma non resteremo a guardare. La Regione stanzi subito le risorse necessarie per i ristori, affinché si possa dare un aiuto immediato a chi è stato duramente colpito da questo decreto assurdo».

Dl sicurezza, il dossier: la stretta della destra in 14 nuovi reati

Rassegna Stampa: 05 Giugno 2025 di Alessandra Ziniti – La Repubblica – Fonte: https://www.repubblica.it/politica/2025/06/05/news/dl_sicurezza_manifestazioni_forze_ordine_donne_carcere_cannabis_light-424648736/?ref=RHLM-BG-P4-S1-T1-fattidelgiorno22

Foto: A Bologna attivisti di Ultima generazione bloccano la tangenziale

Ecco cosa prevede il decreto approvato ieri in via definitiva

Le norme introducono pene o le aggravano. Non si potrà protestare interrompendo i lavori di opere pubbliche o il funzionamento delle infrastrutture strategiche. Mano libera agli 007 e protezione agli agenti che commettono reati nelle loro funzioni.

Le manifestazioni – Per un picchetto si rischia l’arresto

Blocco stradale e resistenza passiva. Basterà un sit-in che interrompe la circolazione o una protesta che ferma i lavori di un’opera pubblica per rischiare il carcere. È uno tra i più contestati nuovi 14 reati introdotti dal dl sicurezza che prevede la reclusione fino a un mese per chi occupa da solo una strada o una ferrovia. E da sei mesi a due anni se commesso da più persone.

Pene fino a otto anni per chi organizza rivolte nelle carceri e anche nei Cpr per i migranti con la punibilità persino di chi si rifiuta di eseguire un ordine.

Istituito anche il reato di occupazione arbitratia di immobile con procedura d’urgenza per lo sgombero.

Le forze dell’ordine – Scudo per chi compie atti illegali

Il dl incide in modo sostanziale anche sull’operato delle forze dell’ordine. Mani libere per gli 007 e le tanto attese tutele legali per gli esponenti delle forze dell’ordine indagati per ipotesi di reato commessi durante il servizio che adesso vedranno coperte le spese legali fino a 10.000 euro. Gli agenti potranno anche portare armi senza licenza fuori servizio.

Molto contestata la norma che prevede la non punibilità per agenti dei servizi segreti per una eventuale loro «partecipazione, direzione o organizzazione di associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico».

Le donne – In galera anche incinte o con figli

Le detenute incinte o con figli di età fino a tre anni d’ora in poi potranno finire in carcere, anche se comunque negli Icam, gli istituti a custodia attenuata. Finora la legge prevedeva per loro l’obbligo di rinvio di esecuzione della pena o il loro invio ai domiciliari, adesso il decreto sicurezza azzera questo obbligo e riserva ai giudici la valutazione dei singoli casi. Norma che ovviamente comporta che, nel caso in cui il giudice dovesse decidere per la detenzione, ad esempio per donne che hanno precedenti specifici o sono recidive, anche i bambini sotto i tre anni finirebbero in stato di reclusione negli Icam.

Gli stupefacenti – Stop alla vendita di cannabis light

La cannabis light seppure a basso contenuto di principio attivo viene equiparata a una droga. La nuova norma ferma la coltivazione e la vendita delle infiorescenze, con contenuto di Thc, per usi diversi da quelli industriali consentiti. Dunque il commercio o la cessione di infiorescenze viene punito con le norme del testo unico sulle sostanze stupefacenti. Chi vende prodotti a base di cannabis light d’ora in poi rischia una condanna fino a sei anni di carcere.

La norma mette fuori gioco un comparto che, tra negozi di prodotti a base di infiorescenze, e coltivatori, ora obbligati a ritirare i loro prodotti, dà lavoro in Italia a più di 11.000 persone.

* * * * * * *

Lo Stato e chi ha fatto il Decreto deve Vergognarsi per norme che mettono al bando non 11000 persone ma 20000 attività che producono o hanno pagato la Merce con l’impiego di almeno 30000 addetti. Tutti soldi che entrano nelle tasche dello stato con le tasse delle aziende che avevano l’autorizzazione da parte dallo Stato con la Legge 242/2016 per trattare e vendere la Cannabis Light con THC inferiore allo 0,5. Con il decreto sicurezza in un solo giorno si passa da COMMERCIANTI/ PRODUTTORI AGRICOLI a SPACCIATORI. Ora qualcuno dovrebbe spiegare agli imprenditori come si faccia a dare tempo zero e nessuna norma per smaltire il prodotto che ora non può più essere venduto. Prodotto che non può essere spostato trasportato e tantomeno esposto nei negozi. Nessuno spiega come un prodotto che sta in un negozio con tanto di fattura possa sparire dagli scaffali e probabilmente in caso di controllo si troverà nel retro come sostanza stupefacente. Quindi i rischi sono solo per chi onestamente esercita un lavoro del tutto legale ma si deve confrontare con parlamentari e ministri incapaci che prima fanno le norme e poi verificano se fanno danni. Questa è una vera e propria truffa nei confronti di chi paga le tasse e rispetta le leggi. Se investo in un’attività legale come è possibile che dopo che pago merce, l’IVA e le tasse “lo Stato” non mi rimborsa per aver lui cambiato idea sulla commercializzazione di un prodotto? Al minimo devi ricomprare tutta la merce e rimborsare le tasse e gli investimenti fatti negli anni di lavoro per quel tipo di attività. Tutto ha un prezzo, paga tu Stato che ti rimangi la parola data agli imprenditori, in modo che nessuno ci rimetta e soprattutto ora trova 30000 posti di lavoro a tutti quelli che oggi si ritrovano a piedi grazie a norme che contrastano con le norme Europee. Infatti permetti alle aziende europee che facciano concorrenza sleale nei confronti delle attività italiane che non possono vendere. Ma dall’Europa la Cannabis Light arriva tranquillamente e i nostri cari burocrati non possono farci nulla. Ora mi chiedo, è vero che molti politici volevano chiudere i negozi di Cannabis … ma non è che hanno deciso che vengano trasformati in Postriboli per le Escort? Quelle per cui hanno previsto il codice ATECO, ma forse la prostituzione è ancora illegale in Italia? Tranquilli i nostri ministri ci avranno già pensato, magari si faranno fare uno sconto ministero, magari con un bell’abbonamento!!!  Ma mi raccomando ….PRIMA GLI ITALIANI ….

                                                                                                   Commenti By Red Barol